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Adenocarcinoma del Pancreas

  • L’Adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) è comunemente riconosciuto come uno dei tumori più letali, in quanto caratterizzato da una prognosi spesso sfavorevole legata alla caratteristiche biologiche intrinseche della neoplasia, ad una diagnosi spesso tardiva, all’alto rischio di recidiva post-chirurgica. Risulta essere la quarta causa di morte per cancro tra le donne e la sesta tra gli uomini, con una sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi si attesta ancora intorno a valori molto bassi (11-12% in entrambi i sessi).
  • Fattori di rischio noti sono il fumo di sigaretta, che conferisce un aumento della probabilità di sviluppare tale tumore di circa 2-3 volte rispetto ai non fumatori, la pancreatite cronica (rischio x 10 volte), il diabete mellito (x 1.5-2 volte), una precedente gastrectomia (x 3-5 volte), l’obesità, insieme ad abitudini dietetiche e comportamentali (es. ridotta attività fisica, consumo elevato di alcol, dieta ricca in grassi saturi e povera in frutta e verdura).
  • Inoltre circa il 10% dei pazienti presenta una storia familiare suggestiva, con particolari associazioni con alcune sindrome ereditarie o mutazioni genetiche (es. BRCA-1 e 2, Peutz-Jeghers syndrome).
  • I sintomi sono spesso tardivi e si manifestano con malattia avanzata, soprattutto nei tumori che colpiscono il corpo-coda del pancreas. Generalmente nei tumori della testa del pancreas compare più precocemente l’ittero, mentre sono aspecifici sintomi come nausea, vomito, inappetenza, perdita di peso.
  • La diagnosi è basata su dati clinici e richiede la conferma tramite Ecografia, TC (Tomografia Computerizzata) e RM (Risonanza Magnetica) dell’addome, esami endoscopici (Eco-endoscopia) per ottenere una biopsia per la diagnosi istologica definitiva che permette la caratterizzazione specifica della neoplasia. Esami di laboratorio vengono utilizzati per confermare la presenza di colestasi (incremento della bilirubina) in caso di ittero cutaneo, o per documentare la presenza di alterazione della glicemia (intolleranza glucidica o diabete mellito) che rappresenta un marcatore precoce di malattia. IL dosaggio dei marcatori tumorali Ca 19.9 e CEA non trova spazio nella fase diagnostica, ma ha un valore prognostico per cui devono essere dosati a diagnosi avvenuta per monitoraggio della malattia nel corso del tempo (es. post. Chirurgia o durante la chemioterapia).
  • Il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico ha visto nel corso degli ultimi anni un cambio di strategia per le forme localizzate, per cui la malattia, anche se apparentemente solo intrapancreatica, viene considerata essere “sistemica”; in tal senso se non vi sono controindicazioni, il trattamento iniziale è generalmente chemioterapico per raggiungere, come secondo step, il trattamento chirurgico più radicale possibile (duodenocefalopancreasectomia, pancreasectomia distale o totale). Nelle fasi più avanzate (malattia localmente avanzata o metastatica) è possibile eseguire trattamento chemioterapico e/o trattamenti di tipo palliativo (es. cure antalgiche). Il trattamento endoscopico trova spazio in ogni fase di malattia grazie alla possibilità di posizionare stent biliari plastici o metallici in caso di ittero (sia all’esordio che nel corso dei trattamenti), protesi duodenali metalliche in caso di ostruzione duodenale, posizionamento di clip/protesi per drenaggio di raccolte per la gestione delle complicanze loco-regionali post-chirurgiche.

ESPERIENZA DEL NOSTRO CENTRO:

Presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Istituto del Pancreas si eseguono tutte le indagini cliniche, bioumorali, radiologiche ed i trattamenti endoscopici per la diagnosi, stadiazione e trattamento delle neoplasie pancreatiche.
Grazie alla solida collaborazione con la Radiologia, l’Oncologia e la Chirurgia afferenti all’Istituto del Pancreas, si offre un approccio multidisciplinare per la diagnosi, il trattamento e il follow-up per la miglior gestione di questo tipo di patologia.

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